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La danza del satiro di Mazara del Vallo

Auteur Christina Wolf
Geplubliceerd in Quaderni Ticinesi, Volume XXXVII (2008)
Ticino Notebooks
Pagina's 103-118 (16 pagaina's)
Nummer
N#
L219548
 

Samenvatting

Conclude la parentesi prassitelica il contributo di Christina Wolf, dedicato ad un aspetto particolare del famoso Satiro di Mazara del Vallo, e cioè il tipo di danza nel quale è stato realizzato da Prassitele. Già Ateneo affermava che “anche le statue sono testimonianze della danza antica”. Grazie ad un’analisi delle fonti scritte sul tema della danza – in particolare, oltre ad Ateneo, Plutarco e Platone - e in rapporto al preciso momento in cui è colto il satiro, l’autrice, coadiuvata da una vera ballerina, ha ottenuto risultati sorprendenti, verificabili anche in altre corrispondenze iconografiche antiche a disposizione. Il satiro è colto in una figura che resterà celebre nel mondo ellenistico-romano ed esprime al contempo grazia e sbilanciamento. E’ un momento di trance a fine simposio quando il danzatore, che volteggia con i simboli cultuali del kantharos e del tirso, è sul punto di perdere equilibrio e coscienza, espressione della possessione di Dioniso in un’iconografia attestata già a partire dal 5. secolo. Con la sua figura il satiro presenta un segmento di danza codificata del balletto classico, anche se le figure stesse della danza dionisiaca si ritrovano piuttosto in quella moderna. Ma è opinione errata credere che la danza dionisiaca fosse disordinata, impulsiva e priva di coreografia. In qualità di danza rituale per occasioni specifiche era composta sicuramente da movimenti, schemi e figure ben definiti, una delle quali è immortalata nel Satiro di Mazara.

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